Pubbliche Amministrazioni: in affanno o al passo coi tempi?

Nonostante gli investimenti contenuti in ICT, la PA italiana raggiunge alcuni, importanti obiettivi in materia di e-Government. Ma la strada da percorrere è ancora molta.

Il cammino dei processi innovativi previsti dal piano di e-Government all’interno della Pubblica Amministrazione è lento e difficoltoso. La spesa ICT della PA, secondo gli ultimi dati Assinform relativi al primo semestre 2005, continua ad essere “in affanno” e la crescita dello 0,4% del mercato informatico - rispetto allo stesso periodo dello scorso anno - è sostanzialmente spinta dalla domanda di pc da parte delle famiglie (+ 40,9% in unità).

Tuttavia non mancano i segnali positivi, sottolineati dal Terzo Rapporto sull’innovazione nelle Regioni d’Italia diffuso lo scorso maggio e realizzato, come di consueto, dal Progetto CRC (Centri Regionali di Competenza). Il Rapporto presenta indicatori particolarmente positivi a livello di PA locale e i Report regionali evidenziano un buon stato di avanzamento del processo di costruzione delle infrastrutture e dei servizi abilitanti dell’e-Government, a partire dalle reti regionali che andranno a confluire nel nascente Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione (SPC). Il SPC è l'infrastruttura tecnologica che consentirà la comunicazione telematica fra tutte le amministrazioni pubbliche centrali e locali (circa 15.000 uffici), sulla base di standard tecnologici, organizzativi e di sicurezza omogenei, realizzando così l’asse portante per l’applicazione del Codice dell’Amministrazione Digitale.

Dal Rapporto si evince poi che le politiche e iniziative messe in atto nelle Regioni italiane mirano sempre più all’obiettivo di portare l’accesso a banda larga nei piccoli Comuni, come pure tendono a un maggiore coinvolgimento della cittadinanza nei processi di innovazione. Quindi, dall’attenzione (prevalente sino a qualche anno fa) all’innovazione interna dei sistemi informativi di ciascun ente, in particolare delle Regioni e degli Enti locali di medio-grandi dimensioni, si è passati – ed è sicuramente questo l’elemento caratterizzante della fase attuale - all’innovazione di sistema, che punta a coinvolgere l’insieme degli enti territoriali nella costruzione di un sistema a rete di servizi per i cittadini e le imprese.

Dati alla mano

A inizio settembre sono stati resi noti i risultati della verifica relativa all’attuazione della prima fase del piano di e-Government, che ha raggiunto uno stato di avanzamento dei lavori complessivo del 72%. Nello specifico, risulta che il 50% dei progetti è concluso o prossimo alla conclusione, con un aumento dei servizi disponibili per i cittadini e le imprese pari al 32% dei 4.247 previsti (più del triplo di quelli rilasciati un anno fa). Di questi, 558 sono i servizi ai cittadini (il 26% dei previsti, su un territorio con una popolazione di oltre 11 milioni di abitanti) e 823 sono quelli alle imprese (il 39% dei previsti, su un territorio con 700.000 imprese).

Per quanto concerne la creazione delle infrastrutture e dei servizi di base delle reti regionali, essa è completata o in avanzato stato di realizzazione in molte Regioni, con tassi di adesione degli enti locali molto elevati. Gli sviluppi ulteriori, in questi casi, riguardano il potenziamento della capacità trasmissiva di dorsale e di accesso, dei servizi di gestione tecnica e della sicurezza, l’adeguamento o la creazione dei servizi per l’interoperabilità e la cooperazione applicativa e i servizi per la gestione delle carte di accesso. Inoltre, nell’ottica del nuovo SPC sono stati realizzati, o si stanno predisponendo, vari nodi di gestione e ottimizzazione del traffico. A questo proposito, le infrastrutture e i servizi per la gestione dei flussi documentali e aspetti connessi (protocollo, carte e firma digitale) sono in fase avanzata di realizzazione in diverse regioni.

Altro dato interessante riguarda gli oltre 13,1 milioni di “carte intelligenti” emesse nel nostro Paese, ovvero schede dotate di microchip pensate per consentire l’accesso on line ai servizi pubblici. La smart card più diffusa è la Carta Nazionale dei Servizi (CNS) con 9,3 milioni di esemplari già attivi e altri 3 milioni in arrivo. Al secondo posto la Carta d’Identità Elettronica, distribuita a oltre 2 milioni di cittadini, che sostituirà completamente il vecchio documento cartaceo entro 5 anni. Infine, sul fronte della firma digitale, l’Italia è al primo posto in Europa, con 1,8 milioni di dispositivi distribuiti, senza contare gli oltre 10 milioni di tessere sanitarie sinora distribuite che, pur non essendo smart, permettono in via digitale la connessione ai servizi della Pubblica Amministrazione. Per i progetti che si trovano ancora in una fase iniziale dei lavori è previsto un probabile procedimento per la riallocazione dei finanziamenti.

Obiettivi futuri

Il Rapporto edito dal Progetto CRC indica anche le priorità e gli obiettivi da perseguire nel prossimo futuro. Innanzitutto ricorre il tema del “digital divide” territoriale, segnalato dall’avvertita necessità di coinvolgere e includere nelle iniziative di innovazione tutte le amministrazioni e gli enti locali. La sfida attuale verso l’interno della PA include, poi, la costruzione del nuovo sistema di connettività e cooperazione e la riorganizzazione e integrazione dei back-office della PA (sfruttando anche le potenzialità della banda larga) e l’adozione di modelli gestionali sostenibili, che diano evidenza di una maggiore efficienza, possibilmente generando risparmi da reinvestire nell’innovazione. L’obiettivo principale verso l’esterno della PA è invece l’offerta e la promozione dei nuovi servizi, sviluppati sempre più in un’ottica multicanale che comprenda l’utilizzo della televisione digitale terrestre.

Infine, il settore della Sanità emerge certamente in gran parte delle regioni come oggetto di importanti investimenti, culla di sviluppi innovativi e prime esperienze di utenza su larga scala. Non a caso, questo è il settore nel quale è stato definito lo stesso standard della Carta Nazionale dei Servizi e, in generale, per i cui servizi è previsto l’utilizzo su larga scala delle carte a microprocessore.

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