DTCP per la salvaguardia dei contenuti

Con Digital Transmission Content Protection over Internet Protocol (DTCP), si intende una tecnologia crittografica che l’industria informatica ha sviluppato per rendere sicura la distribuzione di contenuti attraverso Internet. Creata da un gruppo di società, che include Intel, Sony, Toshiba, Matsushita Electric Industrial (Panasonic) e Hitachi, mira anche ad alleviare le preoccupazioni degli utenti circa l’uso “limitato” dei contenuti scaricati legalmente da Internet, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di condividerli su più dispositivi elettronici. Supportato ad esempio dalle ultime due generazioni di chipset Intel, 915 e 945, DTCP, (le cui origini risalgono al 1998), si presenta come un protocollo che identifica le politiche di copia impostate dal content provider e decide di conseguenza se i dati possono essere trasferiti su una rete verso altri sistemi dove verranno mostrati.

Una sola copia

Di fatto, DTCP vuole impedire agli utenti di realizzare più copie del contenuto protetto da copyright e di condividerlo su Internet, permettendo invece la trasmissione in streaming su reti locali e domestiche. Dal punto di vista pratico, si potrebbe quindi avere un filmato su una macchina (un riproduttore digitale...) e volerlo però visualizzare in una locazione differente (televisore, computer...).

A questo punto DTCP consentirebbe all’utente di inviare il contenuto, evitando però il trasferimento fisico del rispettivo file. Per poter utilizzare la tecnologia DTCP, i content provider possono però a loro volta consentire agli utenti di copiare il file almeno una volta localmente, in base a quanto impostato dalle linee guida stabilite dalle società coinvolte nel progetto, configurando contemporaneamente policy che ne impediscano duplicazioni.

La chiave di autenticazione

DTCP funziona determinando lo stato di protezione da copia di un file e richiedendo al destinatario di tale copia una chiave di autenticazione, prevista, in base alle specifiche del protocollo, di due tipi: full e restricted. La seconda riguarda appunto quei contenuti di cui è consentita un'unica copia. In questo modo il contenuto potrà essere sì portato sul dispositivo ricevente ma, eventualmente, non copiato altrove.

In entrambi i casi sono coinvolte tre chiavi di cifratura: quella di autenticazione (1) che appunto viene stabilita durante la fase di autenticazione e utilizzata per cifrare la chiave di scambio (2) che serve invece a impostare e gestire la sicurezza del materiale protetto trasmesso sulla rete. La chiave di contenuto (3) si occupa infine di cifrare – appunto -il contenuto scambiato. Riassumendo, è quindi il content provider che determina direttamente che cosa gli utenti possono o non possono fare con il contenuto erogato, mentre il protocollo DTCP riconosce le relative policy. Perché l’intero processo funzioni, possessori dei contenuti e produttori di dispositivi devono però supportare entrambi la tecnologia. Infatti quanto è già memorizzato o non compatibile con DTCP non sarà protetto, rimanendo quindi liberamente duplicabile anche se la macchina dell’utente sarà effettivamente aggiornata a tale protocollo.

Gestire i diritti digitali

L’uso diffuso delle reti peer-to-peer si trova di fronte ad azioni intraprese da diverse organizzazioni che si occupano della tutela dei copyright. Le tecnologie di Digital Rights Management (DRM) – a cui appartiene DTCP - sono studiate per consentire download legali e certificati dei file. Sul fronte hardware, Intel e AMD (Advanced Micro Devices) hanno entrambe in progetto l'inserimento di funzioni di sicurezza nei rispettivi prodotti, con schemi avanzati DRM.

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